Il venditore di ghiaccio

Un libro di Marcello Loprencipe

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4,9915,00

La parabola di Nicola, attore/spettatore quasi inconsapevole dei grandi cambiamenti della nostra società nel secolo scorso…

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Descrizione

Nicola ha due grandi sogni: partecipare ad una gara ufficiale di ciclismo e raggiungere un giorno quel mare che non ha mai visto.
Da bambino cresce in un paese dell’entroterra pugliese, arcaico e contadino che troppo velocemente si converte alla modernità. A fare da contrasto ai suoi sogni, prendono forma nella realtà incubi come quello della grande acciaieria, il “drago sputafuoco”, che inizia ad inghiottire vite.
Alla fine degli anni ’60, ormai ragazzo, è l’ultimo venditore di ghiaccio di quel paese, un mestiere destinato presto a scomparire con l’avvento dell’elettricità e degli elettrodomestici.
Cerca un altro lavoro Nicola e si ritrova lungo quella stessa strada che in tanti percorrono verso un mondo pensato migliore. Non importa se ci sia un treno o una barca a portarti.
Così la vita del venditore di ghiaccio incrocia destini e storie più grandi, per tanti versi a volte drammatici, fino agli anni ’90 del secolo scorso.
Un romanzo che sollecita emozioni e che segna una svolta nella scrittura dell’autore, quella di riuscire a trasformare in prosa la propria capacità poetica.

Informazioni aggiuntive

Peso 300 g
Formato

Libro, ePub

Numero di pagine:

176

Data di uscita

9 novembre 2019

1 recensione per Il venditore di ghiaccio

  1. Beatrice Mattii (proprietario verificato)

    La storia di Nicola nasce da una costola del precedente romanzo di Loprencipe “L’ombra del carrubo”, in cui già compariva come il più esemplare ed emblematico fra i personaggi del libro.
    Nasce e viene battezzato sotto l’egida di San Nicola, protettore degli umili e dei marinai, la cui storia viene riassunta in un breve e sorprendente prologo scritto in italiano arcaico.
    Nicola umile lo è davvero, e sicuramente, se solo ci avesse pensato, non avrebbe disdegnato la vita del marinaio.
    Nicola vive di stenti e rimane presto orfano, in una congiuntura storica in cui, la civiltà contadina, dopo secoli di immobilismo, viene rapidamente disintegrata dal progresso ed è costretta a riciclarsi come classe operaia attraverso l’emigrazione nel settentrione d’Italia e di Europa, o al sevizio del “drago sputafuoco” dell’Ilva sorto nella vicina Taranto alla metà degli anni 60′.
    Il ragazzo si troverà quindi del tutto sprovveduto di fronte ai tranelli della vita, e come perso in un labirinto, cercherà disperatamente la svolta giusta, quella che conduce all’aria aperta, al cospetto di una vita in cui i sogni divengono realizzabili.
    Sono grandi e semplici i sogni di Nicola: fin da piccolo, tramite storie e illustrazioni di pirati e galeoni, è stato attratto dalle immense distese liquide del mare, ma pur vivendo a pochi chilometri dalla costa, a causa delle difficoltà di spostamento imputabili ala sua misera condizione sociale, non riuscirà per lungo tempo a coprire quell’irrisoria distanza per lui abissale e proibitiva.
    Nicola inoltre sembra nato per correre, per fendere il vento con la sua fisionomia aerodinamica, meglio se inforcando una bicicletta, altro sogno proibito e vocazione, che un parroco benevolo asseconderà per qualche tempo prestandogli la sua bici da corsa.
    Questo è il quarto romanzo di Loprencipe, e rappresenta a mio parere un punto di svolta epocale nell’evoluzione della sua attività letteraria.
    Fortunatamente rimangono intatti tutti i leitmotiv stilistici particolari dell’autore; innanzi tutto l’onnipresente poetica degli alberi:
    “Non sappiamo comunicare con loro, li consideriamo alla stregua delle cose, eppure gli alberi sono gli esseri viventi che, incatenati alla terra, sono in grado di parlare più da vicino alle stelle”
    Tale poetica è strettamente connessa ad una visione arcana e quasi panteista della natura.
    Ritroviamo ancora e in massimo grado l’amore per personaggi umili esteriormente, quanto limpidi e ricchi di sentimenti privi di ogni artificio e interiormente.
    Last but not least, intimamente legato a tutti i motivi già elencati, il valore onnipervasivo del sogno, che romanzo dopo romanzo si arricchisce di nuove sfumature.
    A parte queste cifre stilistiche inimitabili, che potremmo ricondurre all’innato afflato lirico dell’autore, c’è molto di nuovo in questo romanzo: una padronanza ormai perfetta della prosa, uno scandirsi degli elementi compositivi della trama preciso come un metronomo, un intreccio mai tanto complesso e appassionante, e infine una sensibilità da psicologo rabdomante nell’ empatizzare con i moti e le debolezze più intime dell’animo umano.
    Per esemplificare quest’ultimo elemento – quello che fa di un bravo scrittore un artista- sono costretta a riandare a due punti cruciali della vicenda.
    Nel primo Nicola esercita l’anacronistico mestiere di venditore di ghiaccio, fa il suo giro quotidiano di consegne, ma nel suo animo, quasi inconfessata, matura una decisione: vedere il mare.
    Per quanto si affretti, con una bici attrezzata all’uopo, il ghiaccio che trasporta si sta sciogliendo a vista d’occhio e il ragazzo deve prendere urgentemente una decisione: seguire il suo sogno con il rischio di perdere il lavoro, o fare dietrofront immediato e salvare il salvabile. L’azzurro occhieggia da lontano, ma ecco che l’agognata visione genera dapprima solo un freddo panico che congela le sue emozioni, e in seguito si evolve in una tristezza infinita, perché non c’è nessuno con cui condividere la novità di quel panorama.
    Questo episodio inaugura un periodo buio in cui i sogni per cui è vissuto sembrano ritrarsi, e Nicola comincia a vivere alla giornata incurante della sua vita e del suo futuro.
    Secondo punto cruciale: Nicola riceve in dono una bicicletta e finalmente può andare al mare agevolmente; i sogni di Nicola risorgono in un connubio che li rende possibili, il giovane si sente rinvigorito e può finalmente fare progetti per il futuro e approdare nella Torino degli “anni di piombo”.
    Come si può intuire, questo è anche un romanzo storico che rendiconta con estrema chiarezza 40 anni di storia italiana icasticamente rappresentata, nonostante il suo protagonista “francamente se ne infischi”, tutto preso dai suoi casi personali e dallo sforzo di tirare avanti la giornata; epigono non solo di quel Jean Valjean che tanto ammira, ma anche in una qualche misura, di quei poveri personaggi sballottati dagli eventi che compaiono nel romanzo “La Storia” della Morante.
    Anche in questo caso sembra che la grande Storia abbia in sua completa balia la piccola storia del nostro Nicola…sembra.

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