Penelope non abita più qui

Un libro di Cristina Semprini Cesari

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Il viaggio di Penelope lungo il tempo della sua attesa…

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Descrizione

Il vero viaggio lo compie Ulisse navigando i mari del mondo o Penelope nell’attesa?
“Penelope non abita più qui” è un viaggio nel senso della vita, nei controsensi di passione e amore, attraverso i sensi, immutabili nel tempo.
Poesia come vertigine per chi ha indossato i panni di Penelope, per ritrovarsi alla fine del viaggio, finalmente se stessa.
L’opera ha ricevuto il “Marchio Microeditoria di qualità” nel 2017.

Informazioni aggiuntive

Peso 200 g
Formato

Libro, ePub, Kindle (mobi), PDF

Numero di pagine:

158

Data di uscita

17 gennaio 2017

4 recensioni per Penelope non abita più qui

  1. Valutato 5 su 5

    luisa meloni.

    Un bellissimo viaggio nelle pieghe più nascoste dell’anima che Cristina Semprini Cesari ha coraggiosamente analizzato con passione ,sincerità e determinazione con un linguaggio che va diritto al cuore.L’esposizione sintetica non mortifica la comunicazione,anzi la esalta,poichè stimola l’ interpretazione personale.Lo consiglio a tutti e in modo particolare a coloro che amano riflettere sulle proprie emozioni.

  2. marcello loprencipe

    Terza raccolta di poesie, la seconda uscita per la serie di Campi di Carta, di Cristina Semprini Cesari.
    L’autrice riminese approfondisce, più che nel passato, il rapporto con il sentimento amoroso, raccontandolo nella maniera che le è più congeniale, quella intima e vissuta.
    Il tempo, elemento secondario nelle precedenti due raccolte, qui subentra come nuovo protagonista e lo si comprende bene fin dal titolo di questa nuova opera.
    Perché la scelta di Penelope?
    Forse la ragione risiede nel fatto che poche altre figure femminili hanno avuto tanta notorietà nella storiaa e poco importa se sia esistita o meno.
    In un ideale olimpo femminile, potremmo metterla in compagnia di Cleopatra, Marie Curie, Madre Teresa di Calcutta ed Elisabetta d’Inghilterra.

  3. Valutato 5 su 5

    Isabella Rampini

    Nitidi come cristallo, così sono i versi della terza raccolta di poesie della riminese Cristina Semprini Cesari.
    La poetessa romagnola rinuncia definitivamente a metriche e rime baciate di memoria ottocentesca, ma rifugge anche dalle espressioni criptiche che erano tanto in voga nel secolo scorso. Qui non ci sono formule oscure né parole distorte; è invece poesia di una limpidezza disarmante, dove il ritmo di danza delle parole scaturisce con assoluta spontaneità.
    E’ poesia d’amore.
    Cristina Semprini Cesari evoca umori ed emozioni; è una poesia carnale, fisica, che pulsa sudore, pelle e respiro. Ma è anche poesia dell’attesa, della delusione e del rimpianto, perché la poetessa coglie, con grandiosa intensità, due aspetti divergenti dell’amore erotico: la bellezza e la precarietà.
    La celebrazione della bellezza dell’incontro fisico si alterna perciò al grido di dolore per l’amore finito, troncato, frammentato, polverizzato, mai arrivato.
    Passione e delusione, meraviglia e rimpianto si rincorrono in una danza vertiginosa.
    E’ poesia di chiaroscuri, picchi e valli, ascese e cadute, andate e ritorni; è una sinusoide di versi che vibra dalla prima all’ultima pagina, dove il lettore si perde con piacere, lasciandosi avvolgere dal caldo abbraccio di una Penelope che non ha più tempo di aspettare.

  4. Valutato 5 su 5

    Gae Pulcini

    Noi donne abbiamo un modo tutto nostro di ascoltare la vita, di riconoscere i sentimenti, di scrutare le passioni e i desideri. Fissiamo i punti di una imperfezione totalizzante, lontana da ogni equilibrio, alla ricerca della musicalità di un gesto, dell’armonia di un sogno. Le donne, abili amazzoni, guerriere audaci, “ardente e furiosa ancor che donna e vergine” come diceva Virgilio nell’Eneide, ma altrettanto esperte nel filare la lana, nel tessere le stoffe. Creature scaltre nelle attese, attente ai ritorni di quell’Ulisse, dalle facili bugie e mezze verità.
    Siamo tessitrici paradossali. Disfiamo di notte quello che abbiamo costruito di giorno. La nostra maestria sta nell’interruzione, nel non-compimento, nel riserbo, ma anche nel semplice gesto, silenzioso ed eloquente, quasi pudico, di sollevare il lembo di un velo che copre il volto, cosicché la determinazione riaccende il desiderio. Disincantate, forse, lucide senza alcun dubbio.
    Questa è la Penelope di Cristina Semprini Cesari, una dea che non vacilla davanti alla modernità. I suoi versi sono capaci di raccontare un’intera vicenda umana, con una semplicità sofisticata ed eterea. Poesie che, nel timbro, sorridono con una timidezza così violenta, tale da creare un effetto di nostalgica malinconia. Liriche che, come un telaio con i suoi montanti, incorniciano la scena, il cui ordito serve da sfondo alla poetessa Penelope, al suo saper dire le gioie e i dolori, trasformandosi da vittima in artista. In questa silloge poetica, l’autrice si impone come il nuovo soggetto di un discorso amoroso, dove la scrittura è strumento di autoaffermazione. In Lei, vi è un potere salvifico e continuo nel cercare le giuste parole, come unica ricchezza per riordinare il suo cuore, per esprimere i suoi ricordi, senza dimenticarli. Ho avuto l’onore di condividere, la sua nuova venuta al mondo. Quel viso pensoso e la testa inclinata, in segno di afflizione, hanno lasciato il posto alla testardaggine e alla convinzione dell’onnipotenza dell’amore.
    Cercarci e ritrovarci. Appartenersi alla fine di questo viaggio, perché come poetava Julio Cortázar “solo noi sappiamo essere così lontanamente insieme”

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