Perdere

Un libro di Silvia Anna Carli

Valutato 4.00 su 5 su base di 1 recensioni
(2 recensioni dei clienti)

4,9914,00

Quanti tipi di perdita esistono nella vita di una persona? E quante sfumature di dolore?

Svuota
ISBN: --
Collana:
Genere: ,

Descrizione

Perdere la testa, la dignità, la vita, la stabilità, la memoria.

Perdere un figlio, un amore. L’Amore.

Perdersi.

Venti storie brevi e brevissime che raccontano di quel che si può perdere e di come accade di perdersi… per poi ritrovarsi, a volte.

In questa raccolta compaiono due racconti, “Milano in macchina (una sera che piove)” che è stato tra i finalisti del concorso Giallomilanese 2011, e “La Paura” classificatosi secondo a Giallomilanese 2012.

Informazioni aggiuntive

Peso 300 g
Formato

Libro, ePub, Kindle (mobi), PDF

Numero di pagine:

262

Data di uscita

10 luglio 2013

2 recensioni per Perdere

  1. marcello_rodi

    Venti racconti che parlano della perdita in tutte le sue diverse forme, la perdita della dignità di sé stessi, dell’amore, dell’innocenza, della vita, di un figlio.
    Alcuni ironici, alcuni duri, alcuni che ti colpiscono al viso come schiaffi e ti lasciano gli occhi gonfi di lacrime.
    Silvia Anna Carli ha una prosa asciutta, a momenti addirittura spigolosa, e gira nelle piaghe dell’anima di chi legge una sottile lama rovente che a volte cauterizza e a volte ferisce.
    Da leggere, ma non con animo indifeso…

  2. Valutato 4 su 5

    Gianfranca Garavini

    A volte succede di imbattersi in un libro di racconti irresistibili, spiazzanti, toccanti. E pensare che io non sono amante dei racconti, sempre troppo brevi, troppo fuggevoli per appassionarti ad un personaggio, ad una storia.
    Eppure questi di Silvia Anna Carli hanno qualcosa in più.
    In questa sua opera prima, ci regala venti racconti che hanno come argomento la “perdita”, frammenti di storie di vita, che richiamano in noi, istanti che abbiamo vissuto, attimi delle nostre esistenze che ci hanno lacerato, arricchendo il nostro sentire più profondo.
    La sua scrittura è immediata e coinvolgente, raccontando in prima persona, le sensazioni, il dolore, il vuoto della mancanza, che sottrae, strappa, spoglia parte di noi. Un pregio raro che rende le sue storie ancora più intense.
    I racconti che ho preferito sono quelli in cui parlano del rapporto uomo/donna: passione, sensualità, pene amorose.. “Quante volte ti ho mangiato, morso, inghiottito, divorato, assaporato goccia a goccia, gustato con il palato, le labbra, la lingua, le mani, mordendo sino a farsi male, per cercare di riempire un appetito troppo grande.
    E poi…”
    “Il male che lascia lividi addosso, segni blu sulla pelle, il dolore che passa dalla carne prima di diventare piacere, e dopo, quando il piacere se ne è andato, dalla carne se ne va e entra dentro, nell’anima.” tratto da “Com’è strano incontrarsi a Milano”.
    Ma, in alcuni di essi c’è anche una trama intrigante e graffiante, come ad esempio in “Milano in macchina un giorno che piove”o “Paura”, con finali alquanto sorprendenti.
    Un altro racconto che mi ha rapita è stato “Blu (o dell’abbandono)”, molto bello, intenso, reale, dove troviamo frasi come: “Quando io ho lasciato te, è stato smettere di respirare. Avere i polmoni che non funzionavano più, ingurgitare acqua salata persi in mezzo al mare mentre è solo aria quella che desideri, aria per continuare a vivere, ma non sei più capace, non puoi più. Senza respiro.”
    Ma è “Heaven” che mi ha commossa, emozionata.. difficile leggerlo senza versare una lacrima..“Poi di colpo la tua vita esplode, mille pezzi di vita che si perdono….. poi, dopo anni, la cosa che ti ricordi meglio sono le foglie gialle.”
    In questi racconti traspare quella sofferenza che solo una persona che ha amato e ha perso può descrivere, una persona dall’animo nobile e sensibile.
    Mi è venuto da paragonare questi racconti alle ciliegie: rosse come l’amore e la passione, o come le ferite e il sangue. Uno tira l’altro e si fa fatica a staccarsi dalle pagine.
    Prima di riporre il libro do un ultimo sguardo alla copertina, osservo l’immagine: la pioggia, una donna sola con un ombrello rosso e avverto quel sapore triste e malinconico come lo può essere solo la perdita in tutte le sue forme.

Aggiungi una recensione

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *